L’odio. Un sentimento intrinseco in ogni persona. Spesso si sviluppa in modi diversi. 

A volte serpeggia in maniera subdola tra meandri della nostra mente; altre volte fuoriesce come il magma incandescente di un vulcano. Al netto delle ingiustizie sociali, degli errori umani, e di tanti altri fattori che contribuiscono ad alimentarlo e a sfociare spesso in manifestazioni violente e intrise di disperazione, la vera sfida sta nel combatterlo. 

Haine We Riot ha costruito la mission della sua vita su questo tema. Cercare di contrastare l’odio con buone e semplici azioni, cercando di dare un buon esempio sia nella quotidianità che su fronti più grandi e impegnati, facendo cultura e parlando di arte, musica, sport come fattori aggregativi e sociali. Per questo, quando Cinzia, mi raccontò dell’esistenza di un artista che contrasta l’odio a suon di opere d’arte raffiguranti del “cibo”, mi venne fame. Fame di conoscerlo meglio. 

Pier Paolo Spinazzè, in arte CIBO, combatte una coraggiosa battaglia contro l’odio. A colpi di bombolette spray, passa il tempo a dipingere veri e propri capolavori culinari per coprire svastiche, celtiche, frasi razziste e propaganda fascista o di estrema destra che emergono troppo spesso nella regione veronese (e non solo) che deturpano il territorio. 

Fedele al motto “a tavola siamo tutti una grande famiglia”, CIBO porta avanti la sua lotta personale da anni a suon di cibi e pietanze colorate che si ricollegano ai 5 colori della frutta e della verdura.

CIBO, inoltre, è famoso per aver donato diverse opere alle scuole e agli asili, dove interviene personalmente per insegnare valori positivi come arte, amicizia, allegria, rispetto per il prossimo, per se stessi e per l’ambiente.

“Pasta, Fagioli e grana”, una delle mie opere preferite, tra le più rappresentative dell’artista, è stata soggetto di in un vero e proprio testa a testa tra CIBO stesso e i suoi antagonisti. Per settimane, infatti, mentre di giorno il writer dipingeva il murales, di notte veniva imbrattato con scarabocchi e nuove frasi offensive. Ne è nata una lotta senza esclusione di colpi, dove CIBO ha continuato a modificare il murales aggiungendo ogni volta una nuova e succulenta pietanza per coprire gli imbrattamenti.  

Nonostante le reiterate minacce ricevute in diverse occasioni, CIBO non ha mai mollato ed è stato sempre vicino alla sua comunità. Proprio per questo, oltre e essere diventato un simbolo per molti ragazzi, è richiestissimo da enti, comuni, associazioni e istituzioni per diffondere i valori dell’arte e per trasmettere messaggi positivi. Ha infatti collaborato con l’Ambasciata Italiana di Parigi, la Croce Rossa Italiana, il CUAMM, il Banco Alimentare,  gli istituti superiori, associazioni giovanili, cooperative ed enti benefici.

CIBO è anche attentissimo all’ambiente e all’abbinamento cibo-territorio nelle sue opere. “Mitile Ignoto” è divenuto un simbolo artistico nella lotta contro l’inquinamento e l’utilizzo delle plastiche monouso. Quest’opera è dedicata alle cozze (i moscioli ad Ancora) e il murales è stato regalato alla città di Ancona per il suo amore verso questo mollusco filtratore.

CIBO mi piace veramente. Non perché è antifascista, non perché è antirazzista, non perché è il “testimonial del decadentismo della sinistra italiana” come è stato definito recentemente da una delle tante testate italiana che, come accade spesso in questo paese, coglie la palla al balzo per ergerlo su un piedistallo oppure demonizzarlo. Di tutto ciò, onestamente, non ce ne frega niente. Troppe parole vengono spese e troppo pochi fatti vengono poi realizzati.CIBO è un uomo che ha le palle di mettersi in gioco, che porta avanti un’ideale conscio dei rischi che corre, ma è soprattutto un artista che riqualifica muri, scuole, zone degradate, campane dell’immondizia, capannoni, strade, case, squallide centraline elettriche, capace di trasformare un grigio capannone di 1100 mq in una gioia per gli occhi.

Le sue opere sono belle, colorate, utili, positive, genuine, riqualificanti, aggregative, sociali, attente nei confronti della propria comunità, dell’ambiente e del territorio circostante.Tutto ciò combattendo l’odio. E questo è 100% Haine We Riot. Ci piace assai. E’ cibo buono, schietto, dritto, una leccornia che fa bene al palato, al corpo e all’anima. E’ “Cibo” che alimenta la nostra fame.  Fame di conoscere e di raccontare storie di persone che fanno qualcosa di tangibile. Di parole ne abbiamo sentite tante, troppe forse. Possono blandire, far commuovere o fare veramente male. I fatti sono fatti. E noi abbiamo fame…….

Stefano Ciccone