Nel prossimo episodio di “Rolling with Haine We Riot”, in onda lunedì 5 Ottobre alle 20.30, intervisteremo Claudio Pelizzeni. Travel blogger e scrittore, divenuto famoso per aver fatto il giro del mondo senza aerei ed aver camminato da per oltre duemila chilometri dall’Italia alla “fine del mondo” facendo voto di silenzio. Una figura che abbiamo voluto fortemente perché simbolo di un’esigenza sempre più importante nella società in cui viviamo.

Ci siamo passati tutti, chissà quante volte. Imbottigliati nella solita coda in Tangenziale, dopo l’ennesima giornata lavorativa uguale alla precedenti, abbiamo guardato fuori dal finestrino e chiesto al cielo se era tutto lì. Se quello era ciò che la vita ci avrebbe riservato per i giorni a venire. Tutti i sogni erano rimasti a prendere muffa nei cassetti, le speranze di una vita piena di colori erano ormai offuscate da un orizzonte grigio piombo. Le tinte della mediocrità che tanto avevamo giurato di non accettare mai, qualsiasi cosa accadesse, erano lì a ricordarci di essere parecchie leghe fuori dalla rotta un tempo desiderata.

Mi piace credere che la vita possa sembrare come il bivio di un valico di montagna.

Da un lato c’è la facile scorciatoia del traforo, comodo e senza sorprese. Siamo soliti preferirlo perchè è dritto e ci porta alla meta desiderata in poco tempo. Richiede però il pagamento di un pedaggio, che può prendere la forma di sogni, rapporti affettivi, forma fisica, passioni, principi etici e morali. Scegliere la corsia privilegiata richiederà un sacrificio che forse sul momento riterremo persino congruo rispetto alla destinazione da raggiungere. Starà a noi accettare questa scelta e viverne le relative conseguenze. Anche Claudio aveva scelto questa via per anni: guardaroba impeccabile, buon posto di lavoro con ottime prospettive di carriera in una grande città, casa, auto, fidanzata. Nell’ottica della generazione dei nostri genitori una vita ideale, persino invidiabile. E non siamo certo qua a fare i Bohèmien che sputano sugli agi della società tradizionale, ci mancherebbe. Però non possiamo neanche dare per scontato che questo tipo di comodità siano percepite come l’unico mezzo per raggiungere la strada verso un’esistenza appagante.

Infatti, dall’altro lato, troviamo il passo di montagna: gelido, fortemente in salita, spesso inaccessibile. Ovviamente gratuito. Un’infinita giostra di tornanti che fanno perdere la bussola e tappare le orecchie. Tutte le sensazioni negative che cerchiamo costantemente di rifuggire nella vita di tutti i giorni sembrano conglomerate in questo ottovolante sottozero. La via non passa nella pancia della montagna, ci obbliga a guardarla in faccia. Un metro alla volta. E così, essendo costretti a rallentare la marcia, impariamo a riconoscerne le criticità ma anche ad apprezzarne i piccoli dettagli. Qualcosa a cui a tutta velocità, necessariamente, non è possibile prestare troppa attenzione. Scopriremo che, nonostante la fatica, guidare sulle curve è più emozionante che su un rettilineo. E magari che tutta questa fatica risulterà più appagante quando, arrivati in cima, guardaremo fuori dal finestrino e vedremo un paesaggio mozzafiato invece che una colata di cemento. Saremo comunque arrivati alla stessa destinazione, probabilmente ci avremo messo parecchio più tempo del previsto. Ma se è vero – e mi sento di confermarlo – che quello che conta è il viaggio, ne sarà sicuramente valsa la pena.

Claudio è passato davanti a quel bivio ogni giorno, per anni. Come tutti noi. Guardando con la coda dell’occhio le montagne scomparire dietro al buio del traforo. Finchè un giorno non ha guardato fuori dal finestrino ed ha capito che la mera bellezza del paesaggio che lo circondava ed il tempo necessario per godersela valevano mille volte più delle facili scorciatoie e del sacrificio richiesto per usufruirne.

Così ha lasciato giù qualcosa, ancora una volta. Ma questa volta si è liberato della zavorra che lo teneva incatenato a quella vita grigio piombo.

Ha scelto di spogliarsi di tutte le comodità per ritrovare qualcosa di più prezioso: il tempo e la leggerezza. Ed ha deciso di prendere aria e di conoscerne il mondo e la sua gente. Senza scorciatoie, un passo alla volta. Una via in salita: piena di peripezie, ostelli da quattro soldi, mezzi di trasporto fatiscenti ed incontri spiacevoli. Ma anche di sguardi, di scorci, di sogni.

E i sogni, si sa, non sono mai in discesa.

Federico Dask