31 anni. Così poco tempo è trascorso da quando (almeno) giuridicamente il mondo ha compreso la necessità di tutelare i diritti e gli interessi dei minori. Da quando venire alla luce in un paese ricco e ed agiato non è più una qualità ma mera fortuna. Da quando ci si è finalmente interrogati sull’importanza di tutelare il nostro futuro, tramite la tutela del futuro stesso: i più piccoli.

Il 20.11.1989, l’Assemblea delle Nazioni Unite approvava la cosiddetta CRC “Convention on the rights of the child”, ratificata dall’ Italia con la Legge n. 176 del 1991. 

La genesi della Convenzione è travagliata e, come spesso accade, è il risultato di anni di vicissitudini, lotte e interrogativi sull’importanza di una effettiva tutela dei soggetti coinvolti. Non è un caso infatti che la prima menzione di rilevanza giuridica del termine “Minori” risalga solo al 1924 con la “Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo”, passata alla storia come Dichiarazione di Ginevra, adottata dalla allora Società delle Nazioni in seguito alle disastrose conseguenze del Primo Conflitto Mondiale.

In seguito, dopo lo scioglimento della Società delle Nazioni, nasce l’Unicef, Organizzazione Internazionale a tutela dell’infanzia e, con essa, anche la necessità di una nuova dichiarazione che tuteli ancora più fermamente quanto stabilito dalla “Convenzione Universale dei Diritti dell’Uomo”: il 20.11.1959 vede alla luce la Dichiarazione di NY, tutt’ora in vigore.  Fino al 1959 il percorso di tutela dei minori potrebbe sembrare ai più quasi lineare, tuttavia è necessaria un’ulteriore quanto imprescindibile precisazione giuridica: la Dichiarazione di NY infatti, non rappresenta uno strumento vincolante ma, di fatto, non è altro che un mera dichiarazione di principi condivisi. 

La convenzione ONU del 1989, assume invece valore giuridico per tutti gli stati che la ratificano, impegnandosi a rispettarla e facendone propri tutti i principi contenuti nei 54 articoli. Ad oggi, 194 Stati hanno deciso di ratificare la Convenzione (l’ultima in ordine cronologico la Somalia), un’infinità, se si pensa che alla cerimonia ufficiale per l’entrata in vigore del 1990 lo fecero 61 Paesi. A distanza di 31 anni dalla stesura fa ancora scalpore l’assenza nella ratifica della Convenzione da parte degli Stati Uniti D’America. 

Il Comitato ONU ha individuato quattro principi generali e traversali a tutti gli articoli della Convenzione, in modo da fornire a tutti gli Stati rettificanti un orientamento comune per la sua attuazione pratica, nello specifico:

  • Principio di non discriminazione: il testo si applica a TUTTI i minori, senza distinzione alcuna;
  • Superiore interesse del minore: in qualsiasi situazione questo deve essere preminente;
  • Diritto alla vita, alla sopravvivenza ed allo sviluppo del minore;
  • Rispetto per l’opinione e l’ascolto del minore.

La Convenzione, compie dunque un passo fondamentale rispetto al passato: racchiude in un documento avente validità giuridica le tutele rivolte ai minori, riuscendo ad intuirne le fragilità. Pone lo sguardo a chi si trova per natura in condizione di debolezza, comprendendo anche casi di protezione per rifugiati, per minori con disabilità o problemi di salute.  Dà voce a chi voce non ha. 

Difficile (ma purtroppo spesso non così arduo), cercare di analizzare i casi di mala applicazione, o addirittura di non applicazione della Convenzione stessa in alcuni Stati, nonostante la ratifica. 

Diversità economiche, culturali, storiche da sempre governano il mondo. Fingere che non vi siano sarebbe pure ipocrisia, per non dire malafede.  E’ qui però che si evidenzia ancor più fermamente l’esigenza di una regolamentazione “mondiale”, comprovata e ratificata da più Stati possibili. Per un’idea comune. Per dire che è vero, il mondo potrà anche essere un posto in molti casi bellissimo, ma purtroppo non giusto.  Perchè se lo fosse, sarebbe un mondo ideologico, fiabesco, quasi falso. Come falso è fingere uguaglianza e parità di trattamento dove è palese che non vi siano. 

La Convenzione Onu sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza prova a stilare un programma, si prefigge un obiettivo: un mondo migliore.  Come può un mondo che punta a migliorarsi ed a limare le diseguaglianze sociali non puntare su chi domani potrà ancora vedere sorgere il sole?

Per questo, il 20 novembre di ogni anno ricorre la giornata MONDIALE per i diritti dell’infanzia e dall’adolescenza. Una data troppo importante. Un messaggio che andava lanciato all’epoca e che andrà preservato per sempre. 

Ogni bambino del mondo, da Roma a Mogadiscio, senza distinzioni di alcun genere, ha diritto a far sentire a propria voce, a crescere attraverso l’istruzione, il gioco, l’arte, lo sport, l’amore. Ogni volta che penso agli sguardi che ho avuto la fortuna di incrociare nel corso delle mie esperienze di volontariato internazionale in un orfanotrofio romeno o in una sperdutissima realtà della Moldova, penso che questa giornata abbia un immenso valore che spesso ingenuamente si tende a sottovalutare. 

Penso che il futuro di tutti coloro che oggi hanno meno di 18 anni sarà di riflesso, anche il nostro, per il tempo che vivremo.  Penso che, nonostante le difficoltà, la speranza che ho visto negli occhi di Sophie (piccola guerriera Franco – Moldava), sia la speranza stessa di un futuro migliore che porto nel cuore. Penso che ogni bambino abbia diritto di sognare, che abiti in una grande città o in uno sperduto villaggio assente sulle carte geografiche. 

E se lo potrà fare dipenderà anche e soprattutto da noi. 

E se il mondo sarà un posto migliore, anche. 

“E se è una femmina si chiamerà Futura” (L. Dalla)

Mattia “Galo” Galotta

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