Se nell’ambiente underground romano chiedi di Hube è difficile trovare qualcuno che non lo conosca, i throw up più alti ed impensabili sono ancora i suoi.

Lo abbiamo conosciuto ed apprezzato come writer, come rapper del collettivo Brokenspeakers e da qualche tempo, essendo fuori il suo primo libro “33”, abbiamo conosciuto anche il lato umano di Marco Ubertini. Un libro che ti entra dentro senza pulirsi le scarpe, anzi. Vuole che ti sporchi un po’. Perchè, senza immergere il volto nella sua realtà, è impossibile capirne appieno l’essenza. Una storia di dolore e dipendenza, di fughe a perdifiato dai propri demoni e di treni presi in faccia  – figurati e non – con il sottofondo di una generazione fragile, in bilico fra i due millenni.

Come antipasto della nostra chiacchierata per “Rolling with Haine We Riot” abbiamo avuto modo di fargli alcune domande per presentarsi ai nostri lettori e stuzzicare la loro curiosità in vista della chiacchierata vera e propria.

L: Ciao Marco e benvenuto, intanto complimenti per “33”, non tutte le biografie risultano così scorrevoli. Com’è nata l’idea di scrivere un libro sulla tua vita?

Al tavolo di un bar, seduto con un mio amico. Spesso mi hanno detto che avrei dovuto raccontare la mia vita, ma non ne sentivo l’esigenza, e non ero pronto. Ne parlai con lui la prima volta, avevamo un vissuto comune e gli chiesi se secondo lui era una buona idea, che stavo pensando di farlo. Mi disse di no. Una settimana dopo è morto di overdose. Ero rimasto solo, e ho capito che dovevo farlo, per me e per tutti quelli come me che avevo perso negli anni. Il resto è venuto da solo.

33 capitoli, 33 storie tra ribellione, droga, rave, amicizie perse ed esperienze crude. Nulla di romanzato ma semplicemente la tua vita. Sei dell’idea che ogni esperienza la rifaresti per arrivare ad essere l’uomo che sei ora o di qualcosa ti penti?

Le cose che mi fanno più male in realtà le ho fatte tutte da lucido, anni prima e anni dopo. Fino a che non sei consapevole agisci per istinto, rabbia, necessità. Quindi penso che non potevo fare diversamente, e che tutto mi è servito per arrivare qui. Molte cose della mia vita non mi hanno fatto stare bene, ma non mi pento di niente. Semplicemente ora le guardo, riesco a capirle e a viverci. I pentiti, comunque, non mi sono mai piaciuti.  

L: Nel libro c’è anche un passaggio sul G8, come hai vissuto quell’esperienza?

Non era la prima situazione di scontri seri a cui partecipavamo in quell’anno, c’era stata prima Napoli ed un’altro evento importante in Europa. Il G8 ha segnato la fine di tutto però, sembrava stessimo vincendo fino a quel momento. Ma da lì è stata tracciata una linea, e non siamo più tornati indietro. L’ho vissuta fino in fondo, come tutto in quegli anni. Nel bene e nel male. Se ci penso ho ancora il mal di stomaco, per tutto. Per Carlo, per noi e per il rullino di foto che cito nel libro. We were Winning.

L: Il vero ribelle nella società di oggi, per te, chi è?

Oggi è più difficile identificare un nemico da combattere. 

Credo che la libertà di pensiero, reale, oggi sia la cosa più difficile da trovare nelle persone. Siamo pieni di standard, giudizi, dogmi sociali.

Parlare con qualcuno davvero libero oggi mi sembra la sfida più grande.

L: Racconti le periferie di Roma, la vita all’estremo, c’è un quartiere al quale sei legato di più rispetto ad altri?

Sicuramente Serpentara, casa base. Dove tutto nasce e dove tutto torna. 

Poi il Tufello come racconto nel libro, una sorta di ponte temporale tra la Roma degli anni Settanta e la mia. Adesso vivo in mezzo fra questi due quartieri. E poi c’è tutta la Roma che vivo in quegli anni: Rebibbia, Tiburtina, Togliatti, Casilina e Magliana. Più tante altre parti della città che ho vissuto e “occupato” in quel periodo storico.

In adolescenza ti sei trovato più volte a che fare con le forze dell’ordine, chi ha letto il libro capisce facilmente di quali episodi stiamo parlando. In America, negli ultimi tempi, la situazione è a dir poco calda, c’è una reale soluzione per fermare odio, repressione e violenza?

L’odio chiama odio, questo è certo. Ma io ancora odio loro, quindi non so se sono la persona più lucida per rispondere a questa domanda.

L: Magari è ancora presto per parlarne ma ci proviamo lo stesso, stai già pensando ad un prossimo libro? Rimanendo su “33”, il lockdown ha un po’ fermato la promo del tuo libro, sai quando e dove saranno i prossimi instore?

Si è fermato un pò tutto, sia a livello creativo che di eventi. Ora stiamo ripartendo, in questo momento sto lavorando ad un podcast su 33 con Marta Blumi e Tommy Biagetti. Ho anche delle bozze nel cassetto, ma è un periodo complicato. Quando sarà il momento lo sentirò.

L: Hai in mente una tappa su Milano?

Dopo palazzo Velli eravamo pronti per un evento molto grande a Milano. Siamo pronti, appena si potrà lo saprete.

L: Ti ringraziamo per il tempo dedicatoci e ci vediamo lunedì per la chiacchierata in video! Ultimo regalo, ricordaci dove troviamo il tuo libro.

Il libro lo trovate in tutte le librerie, le più facili ovviamente Mondadori Store e Feltrinelli. Poi su Amazon e Ibs o Mondadori, per chi acquista online. Grazie a voi!

A cura di Lorenzo Bruno