Stavo ragionando sul discorso che è forse la prima volta, nel corso di queste (ormai undici) piacevolissime chiacchierate, dove mi troverò ad intervistare uno dei miei mentori. Ci sono state sicuramente figure a cui ho guardato e da cui ho “rubato” una piccola parte di quello che sono oggi tra quelle con cui ho avuto il piacere di parlare, ma con Damir la storia è ben differente.

Riportiamo le lancette indietro di otto anni: un poco più che ragazzino legge un report sul Sònar da una nota webzine di musica elettronica, Soundwall Magazine. Si rende conto che racconta una realtà diversa da quella appena vissuta, oltre che essere scritto così così. Il suddetto scrive ai gestori del sito per comunicare che potrebbe tranquillamente vergare una roba migliore anche con una mano legata – aaaah, ridatemi l’ingenuità dei ventenni. Loro accettano di buon grado e lo sfidano a farlo.

Seguono diversi anni fantastici, dove – anche insieme a Damir – ho finito per girare letteralmente il mondo. Intervistando artisti e recensendo eventi di ogni tipo. Seppur quella parte avventurosa sia tuttora il ricordo più seducente, dietro c’è stato un percorso di crescita personale e professionale davvero interessante. Su tutto, in termini di qualità della scrittura. E quando c’era da guardare verso l’alto, anche per questione di centimetri, dentro Soundwall c’era Damir: non solo perchè era quello con più esperienza di tutti – fra i molti committenti: Aelle, Mucchio Selvaggio, RedBull Music Academy, TRX Radio – ma proprio perchè aveva uno stile narrativo che lasciava trasparire una conoscenza profonda dell’argomento senza però quella boria tipica di chi parla solo ai “suoi” e tanti saluti all’italiano medio. Era spesso amabilmente democristiano, ma era esaustivo e comprensibile. C’è tanto dello stile di Damir nel modo in cui ho imparato a scrivere ma anche nel modo in cui ora guardo all’industria che mi ha ospitato, spero con reciproci sentimenti, per oltre una decade.

Nonostante i tanti anni passati nel mondo della musica, tra hip hop ed elettronica, anche lui credo sia riuscito a sorprendersi di vivere una montagna russa di incertezza come quella del COVID-19, dove il suo settore è stato pesantemente danneggiato, a volte dimenticato ma in alcune occasioni si è anche messo i bastoni fra le ruote da solo. Parleremo con lui di come il mondo della musica – e degli eventi in generale – dovrà (saprà?) rialzarsi dopo una batosta simile. Cercheremo di approfondire l’evoluzione di un mercato che si sta spostando sempre più dall’analogico al digitale – persino sugli eventi dal vivo – e proveremo a ragionare su se e come l’industria musicale potrà sfruttare questa sfortunata catena di eventi per ripartire da fondamenta più solide e durature.

Non perdetevi la nostra chiacchierata, lunedì prossimo come sempre alle 21.00 sul canale Instagram di Haine We Riot.

Federico Dask