La nuova collezione di Haine We Riot “Resist the evil that men do” ovvero – Resistere al male che fanno le persone è un inno alla resistenza e contemporaneamente una chiamata all’azione.

“Who’s the real enemy?”

La nostra ricerca è iniziata con il tentativo di dare una risposta concreta alla domanda “Who’s the real enemy?”. La domanda ci è sorta spontanea cercando di guardare il mondo dal punto di vista di chi soffre, di chi subisce violenze di ogni genere, dei più deboli che vengono emarginati, ghettizzati e abbandonati sempre di più a loro stessi.

Viene naturale e forse più facile pensare che le cose che non vanno siano all’esterno, che il nemico sia identificabile “nell’altro”, ma alla luce di una riflessione più profonda ci siamo resi conto che la risposta a questa domanda è ben più complicata di ciò che sembra, ed il vero nemico è più difficile da individuare… perchè in realtà è parte di ognuno di noi.

All’interno di ciascuno di noi, nella nostra natura è presente una componente più o meno marcata di malvagità e questo è innegabile; è altrettanto vero però che ci sono uomini che provano a combatterla mentre altri esasperano questo aspetto oltre ogni limite. Bisogna avere il coraggio e l’obiettività di guardare profondamente dentro ognuno di noi perché siamo convinti che è proprio da lì che possa e debba partire il cambiamento.

L’avidità con cui alcuni individui “schiacciano” il prossimo senza scrupoli, abusano dei più deboli e dell’ambiente che ci circonda è il vero nemico contro cui vogliamo combattere.

Il capitalismo esasperato e la globalizzazione hanno sicuramente portato molti aspetti negativi nella nostra società e nel nostro modo di stare insieme. Siamo tutti parte di questo “sistema” e siamo proprio noi, in maniera più o meno consapevole ad averlo creato o quantomeno “accettato” passivamente.

Il rischio è che l’uomo si arrenda alla visione pessimista citata da Shakespeare nella sua opera Giulio Cesare: “Il male fatto dagli uomini sopravvive a loro, il bene spesso viene seppellito con le loro ossa”, o come cantano gli Iron Maiden nella loro celebre canzone “The Evil that men do”, “il male che fanno gli uomini vive ancora e ancora…. ”

Siamo convinti che questa forma di male senza scrupoli che le persone fanno ad altre persone possa essere combattuto. Siamo convinti che le piccole azioni che ogni giorno possano scacciare l’odio e aiutare qualcuno, diventando il viatico per una visione più collettiva dell’uomo. Noi crediamo che il bene e le cose belle, soprattutto se condivise, possano avere un influsso ancora più forte del male. Avere dei comportamenti e fare delle scelte, delle azioni che vadano in una direzione positiva, nel rispetto dei nostri simili e dell’ambiente in cui viviamo può diventare l’arma più potente di tutte.

Abbiamo il dovere di tramandare questa mentalità alle generazioni future se vogliamo che le cose cambino.

Nel nostro piccolo, con tutti i difetti che possiamo avere e gli errori in cui possiamo incorrere, con questa collezione e con Haine We Riot noi vogliamo metterci in gioco proprio per provare a percorrere questa strada virtuosa.

Il concetto di “resistenza”, inteso come contrasto positivo (aggregazione, spirito critico, accettazione l’uno dell’altro, condivisione di pensiero, cultura, visione collettiva e non individualistica, attività sociali, ritorno alla natura) può aiutare ognuno di noi a opporsi al male che fanno gli uomini.

Cold Bloody Killers Rules all around the world (Assassini a sangue freddo dettano legge intorno al mondo)

La grafica composta dal serpente che avvolge il mondo nelle sue spire rappresenta “il male che fanno gli uomini”, dove “assassini a sangue freddo che dettano legge in tutto il mondo. Sono coloro i quali, consapevolmente, con le proprie azioni, contribuiscono a stritolarlo quotidianamente in una morsa di odio e sono ben rappresentati dal filo spinato che ci avvolge come una cortina di ferro.

Il sangue che sgorga dai meandri di un mondo ferito ma non ancora vinto è anche quello del nemico che si dimena e sanguina copiosamente, trafitto dalla punta della lancia conficcata tra le sue squame, dal cui vertice sventola fiero un vessillo, simbolo di ribellione. E’ la nostra risposta. Uomini e donne in tutto il mondo che “resistono”, proprio come facciamo noi, combattendo il male con le buone, piccole, semplici azioni positive di ogni giorno perché solo in questo modo possiamo sconfiggere l’odio che per primo alberga dentro ognuno di noi.

Face the truth!!! (Affronta la verità)

Affronta le verità. Non tutto è come sembra. La Statua della libertà, simbolo di una nazione, di un modello economico e sociale che più che essere esportato è stato spesso imposto al mondo (molte volte con la violenza), l’emblema del famoso “sogno americano”, del melting pot – il crogiolo di razze – rivela il proprio vero volto, con una pistola nella mano destra, imbracciando simbolicamente il male con la sinistra, la mano del diavolo. Questa t-shirt è una grande denuncia ma contemporaneamente anche un richiamo alla lotta/resistenza; la pistola infatti è simbolo di opposizione e di contrasto che parte dall’informazione e dalla cultura. Una famosa canzone dei Punkreas dice: “parto per l’America perché voglio armarmi”

Toro Seduto Resist!

La terza grafica vuole denunciare Il più grande genocidio etnico della storia dell’umanità e contemporaneamente omaggiare il grande Toro Seduto, simbolo di ribellione.

In tutto il nord America, prima dello sbarco dei coloni inglesi c’erano 12 milioni di nativi americani riuniti in tribù indipendenti che vivevano secondo i precetti di dignità, fierezza e simbiosi con la terra.

Dopo quattro secoli prima, nel 1890, rimanevano in vita appena 250mila nativi, costretti a vivere nelle riserve. Uno degli ultimi a deporre le armi fu Toro Seduto, grande capo spirituale della Tribù dei Sioux, il quale si oppose con fierezza ai colonizzatori bianchi avidi di terre e di ricchezze.

Toro Seduto, simbolo di un Genocidio. Toro Seduto, simbolo di resistenza.