Nel pluri-acclamato film di Quentin Tarantino, Kill Bill, si narra di un fabbricante di “acciaio giapponese”: il famigerato Hattori Hanzō, l’uomo di Okinawa. Nella conversazione con la bravissima Uma Thurman nei panni della killer Beatrix Kiddow, un ormai pensionato Hanzō rimarcò di aver giurato di non produrre più strumenti di morte visto l’uso che alcuni dei suoi allievi ne avevano fatto, Bill in primis. Eppure in Kiddow vide lo spirito nobile ed autentico della vendetta, quello stesso fuoco che lo porterà, infine, a forgiare il suo ultimo capolavoro.

Ho scelto questo parallelismo perchè nel noto lungometraggio “Numero Zero” legato alla genesi del rap italiano, ho sentito dire qualcosa di molto simile al nostro protagonista. Qualcosa sull’onda di: “Quando produco qualcuno lo voglio conoscere, ho bisogno di sapere qual è la sua concezione musicale. Perchè io faccio armi. E se devo dare un’arma in mano ad uno che non la usare, meglio evitare.”

Ph Credits: Gloria Viggiani

Se bastassero un paio di frasi a racchiudere lo spirito di un Maestro – un Sensei – come Ice One, sicuramente vorrei che fossero queste. Questo nonostante sia stato al centro del movimento hip hop fin dai suoi primi vagiti, sia nel writing che nelle breakdance, oltre che ovviamente nel djing e producing. Oppure che abbia sempre provato a rompere gli assiomi prestabiliti e re-inventarsi – come l’acqua di Bruce Lee – per arricchire il proprio bagaglio emozionale e musicale. Ed anche tenendo conto che c’è la sua firma dietro a capolavori senza tempo come “Quelli che benpensano” e progetti storici come Assalti Frontali e Colle der Fomento.

Pur prendendo in considerazione tutte quelle meritatissime medaglie sul petto, quello che forse rimarrà davvero per chi ha davvero a cuore questo tipo di cultura, sarà quello che invece Ice One non ha fatto: vendersi alle regole del mercato, producendo chi non aveva il suo stesso fuoco dentro. Smettere di lottare per la fame di conoscenza. Omologarsi a quello che andava fatto o detto o prodotto. Tanto da rifiutare persino la chiamata divina del Vaticano. Ma questa è un’altra storia che ci faremo sicuramente raccontare nel prossimo episodio di Rolling with Haine We Riot, lunedì alle 21:00.

Ice One resterà nella storia della cultura hip hop perché ne è semplicemente l’esemplificazione: sempre alla propria maniera, senza compromessi.

Federico Dask