Primo Maggio. Giorno simbolo di lotte, sindacati e diritti. Giorno del noto concertone di Piazza San Giovanni, dove da sempre si alternano artisti di ogni genere, per ricordare che il Primo Maggio è anche e soprattutto un modo per far sentire la propria voce, per esprimere concetti talvolta scomodi, perché è un giorno di lotta.

Tra gli artisti confermati, poco dopo le 21, sale in cattedra Federico Leonardo Lucia, Fedez per tutti. Uomo social per definizione che nei giorni precedenti al concertone annunciava di aver preparato un discorso ad hoc per la propria esibizione. Nulla di nuovo per il numericamente esiguo pubblico di Roma, se non per il cambio di location causato dalla pandemia mondiale. 

Fedez articola in suo intervento su due temi principali: i diritti dei lavoratori del mondo dello spettacolo e il DDL Zan. Riguardo alla prima questione ironizza, rivolgendosi direttamente al Presidente del Consiglio dei Ministri, con un acuto parallelismo tra un mondo totalmente dimenticato dallo Stato in fase pandemica – lo spettacolo, appunto – ed il mondo del calcio, per il quale, solo un paio di settimane prima si erano mobilitati i maggiori capi di governo europei all’annuncio dei grandi club sull’ipotesi di una futura istituzione della cosiddetta “superlega”.

E’ un paese che non ha investito nello spettacolo, perché sostanzialmente non crede nella cultura, e nell’importanza della condivisione. E’ un paese che finge di non comprendere, che fa credere al pubblico meno appassionato e meno avvezzo a dinamiche teatrali e di musica live, che dietro agli artisti, anche i più noti, non ci siano famiglie, sforzi economici, difficoltà ad andare avanti. Ebbene, ciò che vediamo ad un live non è altro che la punta di un iceberg di un lavoro di squadra, fatto di tecnici, backliner, tour manager, addetti al merchandising e migliaia di figure fondamentali per la buona riuscita di un evento.

Grazie a Fedez e a molti altri grandi nomi dello spettacolo italiano, dato l’immobilismo permanente del Governo sul tema, già da mesi è stato istituito un fondo per i lavoratori dello spettacolo che ad oggi ha raccolto circa quattro milioni di euro a favore dei lavoratori economicamente più fragili. Quale altra miglior occasione per ribadire al Paese che l’arte e lo spettacolo rappresentano un’industria? E’ possibile che nel 2021 l’Italia consideri la musica e la cultura ai livelli di una mera passione, di un qualsiasi passatempo? Semplicemente non è accettabile.

C’è un’altra grande questione che nel 2021 non è possibile accettare. E’ quella legata alle discriminazioni, siano esse razziali, omofobe o di qualsiasi altro genere. Perché discriminazione e pregiudizio non possono far parte del mondo che abbiamo immaginato per il futuro. Achille Lauro, artista amato dai giovanissimi, alla domanda di un giornalista su cosa pensasse riguardo alla mancata approvazione di una Legge contro l’omofobia ed a tutela di ogni tipo di minoranza rispondeva: ” non posso credere che l’Italia sia così indietro”. Ebbene sì. 

Fedez su quel palco sostiene l’approvazione del DDL Zan, già approvato alla Camera ma per qualche strana ragione poi dimenticato in archivio, in attesa di una calendarizzazione al Senato avvenuta solo a fine Aprile e solo dopo vari inviti espliciti da parte di personaggi che godono di grande visibilità mediatica. L’artista nel suo discorso non si limita a sollecitare il Senato affinchè discuta una Legge che pare necessaria per il cambiamento culturale di un Paese a tutela dei soggetti più fragili, ma si spinge oltre.

Fedez infatti decide di esporsi ancor di più, rappresentando che determinate fazioni politiche si sono da sempre dichiarate contrarie all’approvazione della Legge Zan, argomentando con: “ci sono cose più importanti”.

Molte cose sono importanti, non avrebbe senso provare a stilarne un elenco in ordine di presunte e per giunta relative priorità. Una cosa però è chiara: l’Italia su un tema importante come le discriminazioni non può più aspettare. E’ una Legge necessaria e Giusta. E se ci hanno insegnato che è giusto manifestare per una Legge in vigore ingiusta, bisogna altresì lottare per una futura Legge giusta. 

L’intervento – che da quanto reso noto dai maggiori quotidiani nazionali, nonché dallo stesso artista – la Rai avrebbe tentato di censurare nei giorni precedenti, imponendo a Fedez di comunicare i propri “testi” alla produzione dell’emittente televisiva, si chiude con un elenco infinito di citazioni che definire discriminatorie sarebbe davvero riduttivo, di militanti dei maggiori partiti nazionali in opposizione al DDL Zan. 

Esprimersi – ricoprendo peraltro un ruolo istituzionale – con frasi del tenore di:  “Se avessi un figlio gay lo brucerei in un forno” non è ammissibile in un paese civile che ha il dovere di tutelare il cittadino. Ogni tipo di cittadino, oltre il colore, il credo religioso o l’orientamento sessuale. 

Non possiamo accettare tutto ciò. L’Italia non può stare in silenzio. 

Merito a Fedez dunque, per aver portato su un palco di tale portata concetti validi, attuali e che crediamo debbano essere condivisi. Abbiamo detto molte volte NO ad ogni tipo di discriminazione e continueremo a farlo, perché questa è la strada giusta. Perché il mondo sta cambiando e devono cambiare anche le leggi per la salvaguardia dei cittadini. 

“Un cantante dovrebbe pensare solamente a cantare! E dai, al Primo Maggio non vai mica a far politica!”

Questo è il tenore di molte dichiarazioni a seguito del discorso di Fedez. Qualsiasi cittadino, assumendosi le proprie responsabilità e nel rispetto di tutti può e deve potersi esprimere. Se poi lo stesso cittadino ha il privilegio di poterlo fare al Concertone del Primo Maggio, avrà una responsabilità maggiore, ma non minori diritti di espressione.

Se un cantante pensasse solo a cantare vivremmo in un mondo di Karaoke, di grandi voci senza un messaggio, senza alcuna emozione. E’ giusto che il palco di Piazza San Giovanni non sia un palco come un altro. Fedez a onor del vero, non è stato il solo (e non sarà l’ultimo) ad esporsi su temi sociali al Primo Maggio: Elio e LST nel lontano 1991 esibendosi con “sabbiature” anticiparono le questioni politiche di “mani pulite”, i Litfiba nel 1993 per sensibilizzare al sesso sicuro ed alla prevenzione di malattie sessualmente trasmissibili fecero indossare al microfono di un ignaro Vincenzo Mollica un preservativo, tema poi ripreso dai lancianesi Management del dolore post operatorio nel 2013. 

E’ stato giusto esporsi. Perché è sempre giusta la tutela dei diritti civili. 

Perché libertà è partecipazione, anche se sempre più social. 

Perché laddove ci sarà discriminazione saremo pronti a batterci. 

Grazie Federico. 

Mattia Galotta

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