Non diamo per scontato che tutti coloro che leggeranno queste righe abbiano mai fatto due passi al Quadrifoglio di Garbagnate Milanese, ad un tiro di schioppo da Milano. Un quartiere complicato come tutti quegli agglomerati suburbani pensati per dormirci, non certo per viverli. Lo stesso progetto Haine We Riot nasce a pochi passi da lì. Ma si sa, quando si cresce fra monoliti di cemento tutti uguali, siringhe a terra ed urla per strada è facile pensare di non aver pescato la mano migliore a poker. Eppure è proprio da quel disagio sociale – e dall’odio che ne consegue – che a volte sbocciano i fiori più colorati.

E la musica di DJ Jad è sempre stata piena di colori: con una predominanza per il nero del vinile e della black music. Un mezzo che ha saputo sfruttare per arrivare – grazie al compare di una vita J-Ax ed al progetto Articolo 31 – dal grigio piombo del ghetto alle folle oceaniche del Festivalbar. Grazie a dischi che prima hanno conquistato l’underground – “Strade di città” è ancora apprezzato urbi et orbi – e poi fatto breccia nel cuore del pubblico mainstream. Arrivando dove anche gruppi leggendari del panorama nostrano non erano riusciti a spingersi. E portando il rap italiano alla ribalta nazionale in compagnia di nomi come Neffa, Sottotono e Frankie Hi-NRG MC.

Sfido chiunque sia stato un adolescente come me negli anni ’90 a non ricordare a memoria le strofe di “Tranqi Funky”, “Ohi Maria” e “Domani”. Purtroppo non tutte le storie, soprattutto quelle vissute a tutta birra, riescono a sopravvivere al peso della pressione, dell’età, della credibilità ed un altro milione di dinamiche astratte e non. Il progetto Articolo 31 arriva al capolinea e si lascia dietro un lungo strascico di polemiche, personali e non, che sfoceranno poi nel noto scambio di video di qualche anno fa che paradossalmente, nel suo momento peggiore, porterà il rapporto fra Ax e Jad ad un’insperata reunion sul palco del Fabrique qualche mese dopo. Ma a noi non interessa spettegolare e speculare su vicende personali. In fondo quello che resterà, una volta che la polvere delle bombe si sarà posata, sarà solo la musica. Quella che il tempo restituisce ancora integra, ancora pura.

Una volta divise le strade con Ax, di Jad – nel panorama mainstream – si sono perse un po’ le tracce. Ma il fuoco sotto la cenere ha continuato ad ardere ed album come “Milano – New York” – uscito subito dopo – ed il progetto Udite Suoni Buoni, molto più recente, sono una dimostrazione di come le mani del “Sarto” siano rimaste sempre svelte e pronte a confezionare strumentali di gran pregio.

Lunedì sera, come sempre alle 21:00, ci faremo raccontare le origini, l’ascesa ed il declino, il presente ed il futuro di Dj Jad direttamente dalla vivavoce del protagonista. Occhio che questa è grossa, poi non dite che non vi avevamo avvisato!

Federico Dask